Il
giovane atleta di Cristo, per nulla intimorito dalle torture subite,
ispirato nel sonno da un Angelo del Signore, fuggì dalla casa
paterna con i suoi educatori. Imbarcatosi nottetempo su di una nave
ormeggiata al vicino lido, per divino favore, guidata dall'Angelo
del Signore in veste di nocchiero, Vito si rifugiò a Capo Egitarso
(l'odierno Capo San Vito a San Vito Lo Capo) sperando di trovarvi
la tranquillità. Dopo qualche tempo, riconosciuto, fu costretto
a riprendere la peregrinazione. Dal Capo Egitarso il Santo giovanetto,
in compagnia dei suoi educatori, andò ramingo in diversi luoghi
della Sicilia. A lui si attribuiscono vari miracoli. Celebre, fra
tanti, quello operato nelle vicine contrade di Regalbuto ove, in nome
di Gesù, risuscitò dalla morte un fanciullo, sbranato
ed ucciso dai cani. Insieme con Modesto e Crescenzia , s'imbarcò
e raggiunse il golfo di Salerno. Suo unico intento era di far conoscere
Gesù Cristo. Nella Campania e Lucania, soprattutto presso il
fiume Sele, il Santo giovanetto ammaestrava la gente idolatra alla
verità della fede cristiana; molti si convertirono. Intanto,
la figlia di Diocleziano era tormentata maledettamente dal demonio.
Alcuni soldati, allora, per ordine dell'imperatore, andarono in cerca
di Vito e, trovatolo presso il fiume Sele, lo condussero a Diocleziano.
Per intercessione di Vito, la figlia dell'imperatore fu liberata dalle
vessazioni del demonio. Diocleziano, ingrato, prima con carezze e
promesse, poi con minacce, pretendeva che Vito rinnegasse Gesù
per adorare la falsa divinità.
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